Lo STRETCH dell’immagine: da lineare a non lineare

Abbiamo visto nel precedente tutorial come rimuovere i gradienti e calibrare i colori, adesso é finalmente giunto il momento di trasformare la nostra immagine lineare, quindi nera, in una non lineare e visibile, per poi completare l’elaborazione e poterla finalmente ammirare. I metodi per eseguire lo stretch all’immagine sono diversi, qui ne esamineremo 3.

STF

Il primo metodo che andremo a vedere sfrutta lo ScreenTransferFunction, ovvero il process che abbiamo usato fino ad ora per visualizzare l’immagine lineare. Infatti possiamo rendere questo stretch permanente. Ovviamente l’STF esegue uno stretch matematico, ovvero eseguito sulla base del rapporto segnale/rumore dell’immagine, quindi non con tutte le nostre immagini il risultato dell’STF ci piacerà. Ma a mio avviso in questo caso l’STF crea uno stretch molto buono, vediamo come applicarlo. Per farlo dobbiamo aprire un altro process importantissimo: l’HISTOGRAM TRANSFORMATION. All’interno del process andiamo a selezionare nell’apposita area la nostra immagine. poi usando il simbolo del nucleare andiamo ad attivare l’STF.

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A questo dobbiamo trasferire lo stretch visuale dell’STF al process HistagramTransformation per rendere lo stretch reale ed effettivo, per farlo basta cliccare sul triangolo blu in basso a sinistra dell’STF e trascinare il tutto nella zona grigia sul fondo dell’HistogramTransformation. Vedremo subito apparire Nel riquadro in alto di quest’ultimo process un anteprima di come sarà il grafico rgb dell’immagine.

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A questo punto dobbiamo disabilitare il nostro STF con il pulsante “enable” o il pulsante “reset” posti entrambi in basso a destra facendo così tornare l’immagine nera. Clicchiamo sul triangolino blu del process HistogramTransformation e trasciniamo il process sopra l’immagine.

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Ed ecco qua che la nostra immagine e diventata non lineare. Infatti nonostante l’STF disattivato essa sarà visibile e stirata. Possiamo quindi chiudere entrambi i process usati e continuare con l’elaborazione.

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HISTOGRAM TRANSFORMATION

Il process di Histogram Transformation può da solo essere usato per lo stertch dell’immagine. Infatti in quei casi in cui STF non ci soddisfa è bene andare noi, manualmente, a stirare l’immagine.

Apriamo quindi il process, selezioniamo la nostra immagine come abbiamo visto prima, e andiamo a guardare subito il process per conoscerlo meglio: notiamo due riquadri neri uno sopra ed uno sotto. In quello sotto io ho il grafico attuale dell’immagine, che in questo caso è tutto spostato verso sinistra, ovvero verso i neri, non a caso la nostra immagine è molto scura salvo qualche stellina visibile, sotto di esse si notano tre linguette, uno tutta a sinistra, una tutta a destra ed una al centro. Nel riquadro sopra io avrò un anteprima di come verrà il grafico dopo le stretch, inizialmente i grafici sono identici perchè non sto ancora applicando niente. Per stirare l’immagine io devo assicurarmi di aver selezionato lo spazio di lavoro RGB/K, prendo la linguetta al centro che mi corrisponde ai mezzitoni e la porto verso sinistra (1), vedrò subito che nel riquadro in alto di anteprima il grafico dell’immagine si sposterà verso destra. Posso anche avere un anteprima dell’immagine finale premendo il tasto “real time preview” (2), si aprirà una finestra dove vedrò in tempo reale come mi cambia la mia immagine. Per applicare trascino la linguetta blu in basso a sinistra sopra la mia immagine (3). Può capitare di confondersi e trascinare il process sopra la real time preview e non sopra l’immagine, in quel caso vedremo che non succederà niente.

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L’immagine ottenuta però è decisamente ancora troppo nera, non ci basterà che ripetere l’operazione di nuovo. In automatico il process ci ripropone gli stessi settaggi quindi avremo di nuovo la linguetta dei mezzitoni spostata a sinistra e vedremo come l’immagine in real time preview è già modifica ed il grafico ancora più verso destra, se ci va bene possiamo applicare il process così com’è, se vogliamo invece ripartire da capo basterà premere il tasto di reset in basso a destra per azzerare il process. Nel nostro caso possiamo applicare subito un secondo stretch con gli stessi parametri del primo.

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Vediamo adesso se è il caso o meno di eseguire anche un terzo stretch! Vediamo subito dalla real time preview che applicare un terzo stretch con gli stessi parametri mi porterà ad una immagine molto bianca, inoltre dal grafico si nota che la base destra del grafico rgb mi va “oltre” il bordo destro, ciò significa che sto bruciando una parte di bianchi, una parte un pò troppo consistente per lasciar correre. E’ quindi meglio fermarsi a due stretch, premo il tasto reset ed azzero tutto il process.

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ma dopo 2 stretch la nostra immagine adesso è un pò troppo chiara, dobbiamo quindi chiudere i neri. Per farlo basterà prendere la linguetta corrispondente ai neri, ovvero quella a sinistra, e spostarla verso destro. Ma quanto spostarla? questa volta è più facile capire quanto, infatti andrà spostata fino alla base del grafico, stando attenti a non tagliare anche parte del grafico stesso altrimenti si perderebbe informazione utile. In aiuto ci viene quel riquadretto evidenziato in cui abbiamo il numero di pixel tagliati e la rispettiva % nel totale dell’immagine, come vedete nel mio caso io sto tagliando parte dell’informazione corrispondete a ben 15059 pixel che sembrano tanti ma in realtà sono solo lo 0,1292% del totale, senza effetti visibili sull’immagine totale, posso così applicare il process in tranquillità.

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A volte la nostra immagine è troppo chiara, così bianca che per riportare il cielo nero devo tagliare una % troppo elevata di pixel. Ciò può essere dovuto ad uno stretch di troppo, di sicuro in questa immagine se avessimo effettuato il terzo stretch ci saremmo ritrovati in questa situazione, se vi capita basterà tornare al punto precedente dell’elaborazione semplicemente andando sulla tool bar dove troverete le due freccette di undo redo che servono appunto a tornare alla fase precedente o successiva. Altre volte capita che vi sia difficoltà a chiudere i neri perchè l’immagine contiene molto rumore che crea così un grigiore nel fondo cielo. Per capire meglio questo caso vi invito ad andare al tutorial successivo dove vi mostrerò meglio questo fatto.

Una volta chiusi i neri mi basterà premere nuovamente il tasto reset per azzerare il process, che posso anche chiudere, e mi troverò l’immagine in fase non lineare pronta per l’ultima parte dell’elaborazione. Come vedete è leggermente diversa da quella proposta dal process STF, sta quindi a voi, al vostro gusto ed alla vostra esperienza, scegliere. Io per l’ultima fase dell’elaborazione userò proprio quest’ultima immagine.

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MASKED STRETCH

Quando ho scritto questo articolo non avevo inizialmente parlato del Masked Stretch, per questo come esempio vi troverete un’immagine diversa. Ho deciso di aggiungere la sezione relativa al Masked Stretch dopo il mio viaggio in Namibia, accorgendomi di come lavorasse davvero bene in certi tipi di fotografia, decisamente meglio del semplice STF. Usarlo è davvero semplice, per prima cosa andiamo subito ad aprire il process

L’altra cosa che dobbiamo fare è andare a creare una preview nella nostra immagine contenete solo fondo cielo, stando attenti a non includere stelle o tenui nebulosità, come abbiamo già fatto col process background neutralization. Per farlo dovrò farmi aiutare dal process STF che mi permette di eseguire un finto stretch per visualizzare in anteprima l’immagine, e zommando mi cerco zone di solo fondo cielo

Adesso torniamo al process masked stretch, nella casella di “Background Reference” inseriamo la preview appena creata, inoltre per questa dimostrazione abbasso le iterazioni da 100 a 50 al fine di rendere più veloce il process (solitamente usare 100 è più che giusto)

Basterà applicare il processo all’immagine ed attendere il suo svolgimento, ricordando di disabilitare l’STF dall’immagine

beh, che dire, come primo tentativo l’immagine è già molto molto buona! Per capirlo meglio guardiamo il risultato ottenuto con STF e con Masked stretch

A sinistra abbiamo il risultato dello STF, mentre a destra il risultato appena ottenuto con Masked Stretch. Vediamo subito come le stelle risultino meno invadenti, colori più saturi e nebulosità più evidenti. La forza del masked stretch sta proprio qui, nel riuscire ad estrarre tutto il segnale possibile mantenendo le stelle piccole, inoltre grazie alla preview riesce a mantenere colori davvero ottimi, infatti basterebbe una passata di HVLG (rimozione dominante verde) per avere un’immagine già molto buona. Ma perchè accontentarsi dei valori di default? proviamo a modificarli per tentare di migliorare ancora l’immagine.

le mosse da fare sono due:

  • Target background – i valori di default sono di 0,125, i valori consigliati variano da 0,100 a 0,200, alzando questo valore si va ad aumentare l’effetto dello stretch, abbassandolo andremo ad eseguire uno stretch minore.
  • Clipping Fraction – con questo valore andiamo ad agire sul punto di nero dell’immagine, alzandolo avremo un’immagine con un fondo più scuro, con neri più chiusi, e di conseguenza un’immagine più contrastata, ma col rischio di tagliare nei neri parte di segnale debole e poco luminoso. l valore di default è di 0,0005, solitamente alzo o abbasso tale valore di un fattore 10 in base al risultato che cerco.

Proviamo quindi ad alzare il Target background a 0,160 ed il clipping fraction di 10 volte cioè a 0,005

riprendiamo la nostra immagine lineare e riapplichiamo il process

Il risultato è davvero buono, siamo solo allo stretch e già l’immagine appare molto buona. Il masked stretch non ha una formula che va bene per tutte le foto, dobbiamo fare qualche tentativo per trovare i giusti valori, ma una volta trovati il risultato non ci farà rimpiangere del tempo perso.

possiamo quindi procedere al tutorial successivo con la vecchia immagine dell’Elmo di Thor per vedere come concludere l’elaborazione delle nostre immagini.

Voglio però esprimere un’opinione sui tre metodi di stretch nel tentativo di aiutare chi non sa quale scegliere. L’STF è il più semplice da usare e quello che meno si lascia controllare dall’operatore, ciò fa si che sia preferibile a chi non è ancora pienamente sicuro dei suoi mezzi. Personalmente lo uso raramente e solo se “sono di fretta”. Histogram Transformation lo uso invece nell’80% dei casi, una volta presa confidenza con lo stretch diventerà un gioco da ragazzi capire tramite questo istogramma quanto ancora si può ottenere dalla propria immagine o quando è bene fermarsi. Masked Stretch è fenomenale in tutte quelle foto che contengono campi stellari molto popolati, ovvero per quelle foto riprese sull’asse galattico, dove le stelle sono talmente tante da far scomparire le nostre nebulose, in particolare grandi campi. Ad esempio non esiterei un attimo ad usare il masked stretch per grandi campi ripresi con teleobbiettivo fotografico su zone di Cassiopea, Cigno o Sagittario.

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